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Martedì 15 settembre la sentenza sul disastro della Torre Piloti a Genova

Martedì 15 settembre a Genova programmata la sentenza sulle responsabilità dell'abbattimento della Torre Piloti avvenuta il 7 maggio del 2013 dalla nave Jolly Nero e che provocò 9 vittime.

 
A inizio luglio, il pm aveva chiesto la condanna a cinque anni per l’ammiraglio Felicio Angrisano e altre 10 condanne tra i collaudatori, costruttori e datori di lavoro. Il processo sulla costruzione era nato grazie alla tenacia della mamma di GiuseppeTusa, Adele Chiello Tusa . La procura aveva inizialmente chiesto l’archiviazione ma la donna si era opposta e il gip aveva ordinato al pm nuovi accertamenti. Saranno presenti anche una delegazione dei familiari delle vittime della strage della stazione ferroviaria di Viareggio del 29 giugno 2009. A tal riguardo è stato redatto il seguente comunicato:

                               A fianco di Adele: chi non lotta ha già perso!

Il 27 gennaio scorso siamo stati al fianco dei vigili del fuoco di Genova in presidio di fronte al tribunale a sostegno dei parenti del capo squadra Giorgio Lorefice, morto per l'esplosione di un camion cisterna di Gpl, che l'assicurazione dell'azienda in cui perse la vita aveva dichiarato di considerare negligente, insieme alla sua squadra. 
Il 14 agosto siamo stati ancora a Genova nel 2° anniversario del crollo del Ponte Morandi, che causò 43 vittime e numerosi feriti, per essere vicini ai familiari, ai sopravvissuti e alle migliaia di sfollati.
Con lo stesso spirito il 15 settembre, saremo presenti per sostenere Adele Chiello Tusa, mamma di Giuseppe, ucciso nel crollo della 'Torre piloti' del 7 maggio 2013 che provocò 9 vittime fra i lavoratori presenti.
Adele si è battuta, dal principio, per far emergere le cause e le responsabilità della strage e si batte da sola, tragica ed evidente smentita delle continue affermazioni delle varie istituzioni di ogni ordine e grado che dopo (!) ogni strage gridano che i familiari mai saranno abbandonati.
Il nostro sforzo e la nostra presenza vogliono contrastare l'intento divisivo di lorsignori volto a tenere separata ogni strage, ogni morte da profitto, dalle altre in modo che non emerga e si sviluppi la consapevolezza di chi sono gli amici e chi i falsi amici, con chi occorre unirsi e chi invece occorre combattere. Invece loro si sostengono e si uniscono. Valga per tutte, in questo caso particolare, quanto afferma il Pm di cui è in corso l'ultima parte del processo: "Per lui c'è una doppia responsabilità. Come comandante del porto e come datore di lavoro. Doveva essere in grado di verificare il rischio e di farvi fronte, costi quel che costi. Certo forse se avesse fatto scendere quei ragazzi dalla torre avrebbe significato dare della manica di incoscienti ai predecessori e forse facendo ciò non diventi comandante generale". 
Questa è la loro “solidarietà”, la “solidarietà” che mantiene questo stato di cose e l'inevitabilità di queste stragi. Siamo consapevoli che la responsabilità è del sistema tutto e degli attori di questo marcio sistema: dal Comandante, all'ingegnere che ha progettato la torre, ai responsabili che hanno approvato il progetto, all'armatore Messina, al sistema portuale col suo traffico forsennato di imbarcazioni e merci... La solidarietà ha un duplice senso: chi, come parte di noi, l'ha ricevuta, è qui a Genova per restituirla e per rafforzare la battaglia comune per la sicurezza e la salute dentro e fuori i luoghi di lavoro.